Il Magari ancora la signora Gaja ad ispirarne il nome, esclamando magari! di fronte ad una bella etichetta) scorre limpido dalla bottiglia. Il rubino scuro del bicchiere, con i suoi giovanili riflessi violacei, bello confortante nella sua naturale, mai ostentata apparenza- eppoi apre ad un naso ricco profondo, suadente progressivo, al quale concedi poche resistenze. Cosparso di dolce marmellata di mirtillo, prugna, spezie finissime su scia vegetale di bacca sottobosco ed una punta di peperone sullo sfondo, prende laria diffondendosi con continuit dedizione, sfumando gentilmente in un soffio di tabacco. Il palato fresco cantilenante, accogliente diffuso, da rivelarti un frutto cospicuo calibratissimo maritato alla bisogna ad una levigata matrice tannica. Lo ricorderemo per leleganza, il garbo, linvito alla beva, la straordinaria liaison roverizzata, a comporre ed arricchire anzich mutuare ed ingessare. In fondo, resta la voglia di berne ancora. questo forse, in attesa della presumibile crescita futura, forse il messaggio pi bello.Dopo due ore trascorse ascoltando le parole del vignaiolo italiano pi famoso nel mondo, rapiti dalla campagna assolata dallarchitettura di Ca Marcanda, riusciamo alla fine a strappare ad Angelo Gaja, che sta gi correndo verso Montalcino, un piccolo finale ritratto di stesso: sono un uomo fortunato, che fa un lavoro che gli piace, che ha avuto dal padre da tre generazioni solidi presupposti gli input giusti per fare bene- ed ha potuto farlo con laiuto di bravi collaboratori di una grande moglie.
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