di Teatro Incerto
PRESENTAZIONE UDINE. La maturità porta con sé, a volte, un fisiologico calo della passione, un rallentamento dellesaltazione creativa,, una postura più adagiata sulla stanchezza del quotidiano. Se un tempo erano i 35 anni la metà della vita, adesso questo tempo si è molto allungato, arrivando alle soglie dei 45 e, forse, oltre. Su queste riflessioni, a partire da questo, il Teatro Incerto ha portato in scena, mercoledì sera, in un Teatro San Giorgio che è risultato troppo piccolo per la tanta gente che ci voleva entrare, un nuovo, esilarante, profondo spettacolo: Garage 77. Nuovo testo interamente scritto dal Teatro Incerto e prodotto dallo stesso in collaborazione con il Centro servizi e spettacoli di Udine. Ottanta minuti col fiato sospeso, una battaglia persa a trattenere risate che scoppiavano al minimo movimento scenico della consolidata triade teatrale friulana. Un gioco delle parti studiato nei minimi particolari, un disegno della psicologia dei personaggi meticoloso, costruito sulle capacità sceniche di Fabiano Fantini, Claudio Moretti ed Elvio Scruzzi. La promessa di un grande testo, che lIncerto aveva fatto nelle settimane precedenti alla prima, è stata mantenuta: nonostante fosse una prima, non cè stato nessun calo di tensione, larchitettura del testo sembrava oliata da mesi di repliche, i tre gradiscani erano in serata di gloria. E il pubblico ha colto questa grande occasione con palpabile entusiasmo e frequenti scrosci di applausi a scena aperta. La trama apparente dello spettacolo è quella della così detta reunion di un gruppo musicale strapaesano, famoso (cioè?) nel Friuli degli anni Settanta, perché in tempi sospetti, suonava il rock duro cantandolo in friulano. Riavvicinamento che avviene con il pretesto di partecipare ad un grande festival musicale in Germania, con loccasione di esibirsi sullo stesso palco degli U2. Inverosimile, chiaro. Contraddittorio, iperbolico. Presuntuoso, appunto. Perché lunico concerto che ci sarà, e di cui si sentirà solo parlare, avverrà nel tendone di una festa della birra a cinquanta chilometri dal festival vero, nel quale lo strapaese si ripresenta , ancora una volta, vittorioso. Ma la trama vera, è quella che sta sotto ai milioni di risate ai quali lIncerto ha costretto il san Giorgio di mercoledì sera. E quella di uno spaccato di vita quotidiano realistico e crudo, cinico e a volte spietato, dal quale, fino alla fine, sembra che nessuno dei personaggi possa salvarsi. I tre protagonisti dello spettacolo impersonano altrettante varianti di un apocalisse personale cristallizzata ai tempi della migliore gioventù: loggi, imbolsito dallanniversario del cinquantenario alle porte, è una sfilza di spalle ricurve, vita che rema contro e tristezze quotidiane. La bravura dellIncerto è quella di far ridere delle miserie quotidiane che ognuno nasconde dietro agli agi o alle scelte di vita: la piccola impresa, il matrimonio dinteresse, il radicamento dentro unalterità estrema che si risolve dentro una maschera di malinconica solitudine. Però i personaggi dellIncerto sono costruiti sul modello cechoviano: hanno grandi ideali, ma non li raggiungono. Colgono solo gli obiettivi ai quali le loro forze li portano. Ecco, allora, nel commovente finale, primeggiare lunica cosa che ha senso in un mondo mercificato: lamicizia, ancora di salvezza del rapporto fra umani. Alessandro Montello, Messaggero Veneto, Venerdì 25 Marzo 2005
Argomento: Spettacolo teatrale Lingua di pubblicazione: in friulano
Prezzo libro: 10.00 €
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